Magari sei nella stessa azienda da dieci anni. Nel tempo ti hanno dato più responsabilità, hai risolto problemi, hai imparato tanto. Eppure, quando pensi di cercare altro, non sai bene a quali posizioni candidarti.

Oppure lo sai, ma ricominciare ti spaventa. C’è lo stipendio, c’è il periodo di prova, c’è la famiglia da organizzare. A questo punto della vita un’offerta deve valere il rischio, e va bene così.

Prima di mettere mano al CV, conviene chiarire due cose: cosa vuoi trovare e cosa puoi portare in un’altra azienda.

Cosa vuoi cambiare, esattamente?

“Non ne posso più” è il momento in cui inizi a guardarti intorno. Per scegliere il prossimo lavoro, però, serve qualcosa di più preciso.

Se il problema è il tuo responsabile, facendo lo stesso mestiere altrove potresti stare benissimo. Se invece ti pesa il lavoro in sé, cambiare solo azienda rischia di riportarti al punto di partenza nel giro di un anno.

Prova a chiederti quali attività vorresti continuare a fare, cosa non sei più disposto ad accettare e cosa dovrebbe offrirti un nuovo lavoro perché valga la pena cambiare.

Scendi nel dettaglio. “Più equilibrio” per qualcuno vuol dire meno trasferte, per un altro mezz’ora di strada in meno o la certezza di uscire alle sei. Sono esigenze diverse e vanno verificate una per una durante la ricerca.

Lo stesso vale per lo stipendio. Sappi quale cifra vorresti e sotto quale soglia non puoi scendere, prima che te lo chiedano in colloquio.

Il tuo lavoro, fuori, potrebbe avere un altro nome

Dopo tanti anni nella stessa organizzazione viene naturale presentarsi con il proprio titolo aziendale. Il problema è che fuori quel titolo spesso non dice niente.

Prendi un “referente commerciale”. Può gestire clienti, coordinare colleghi, preparare offerte, sviluppare una zona. Dal nome non si capisce.

Quindi lascia stare il titolo e guarda cosa fai davvero: che problemi ti affidano, cosa decidi tu, con chi lavori, su cosa vieni valutato. Poi confrontalo con gli annunci. Può darsi che trovi posizioni adatte a te sotto nomi a cui non avevi mai pensato. Può anche succedere il contrario, cioè che un ruolo dal nome familiare richieda un lavoro molto diverso dal tuo.

Cosa sai fare anche fuori dalla tua azienda?

Conoscere ogni procedura interna ti rende prezioso dove sei. Quando ti candidi altrove, però, chi legge vuole capire cosa sai fare in qualsiasi contesto.

Pensa a un problema che hai affrontato negli ultimi mesi. Forse hai organizzato il lavoro di più persone, chiuso una trattativa difficile, ridotto gli errori in un processo, avviato un servizio nuovo o recuperato un cliente che stava andando via.

Raccontalo senza sigle e senza nomi di progetti che capiscono solo i tuoi colleghi. “Responsabile del progetto Alfa” a un selezionatore non dice nulla. Se invece scrivi che hai coordinato l’avvio di un servizio mettendo insieme commerciale e assistenza, si capisce subito di cosa ti sei occupato.

Vent’anni di lavoro non vanno raccontati tutti allo stesso modo

Anche le esperienze più lontane possono avere valore, ma non meritano tutte lo stesso spazio.

Se oggi gestisci una funzione e dedichi mezza pagina alle mansioni del tuo primo impiego, togli attenzione proprio alla parte che interessa di più. Scegli cosa approfondire in base al ruolo che cerchi e fai vedere bene quanta autonomia hai, che problemi gestisci e quali risultati puoi raccontare con fatti ed esempi.

Guarda anche le date. Se il progetto più importante che citi è di dieci anni fa, chi legge si domanda cosa hai fatto dopo.

E l’età?

I pregiudizi legati all’età esistono, sarebbe ingenuo far finta di no. Detto questo, quando una candidatura non riceve risposta è difficile sapere il perché. Possono aver pesato il settore da cui arrivi, il livello del ruolo, la retribuzione, oppure un CV in cui non si vede bene cosa c’entri tu con quella posizione.

Su alcune di queste cose puoi intervenire. Se un’offerta richiede strumenti o attività che non conosci, prendine atto e valuta quanto sei distante. Se invece li conosci ma nel CV non compaiono, aggiungili.

In colloquio, poi, tieni pronto qualche esempio recente: una cosa che hai imparato, un cambiamento che hai gestito. “Mi adatto facilmente” lo dicono tutti; un episodio concreto, invece, resta in mente.

Se vuoi cambiare anche settore

Cambiare azienda facendo un lavoro simile è una cosa, cambiare mestiere è un’altra. Io sono passata dalle assicurazioni al noleggio di auto di lusso e poi alla banca, e ogni volta il primo lavoro è stato capire quali delle mie competenze valevano anche nel nuovo settore e quali dovevo costruire da capo.

Se vuoi entrare in un altro settore, il punto è proprio questo. Può darsi che trovi un’azienda disposta a investire su di te. Può anche darsi che tu debba passare da un ruolo intermedio, fare una formazione specifica o accettare per un periodo condizioni diverse da quelle di oggi.

Prima di iscriverti a un corso, controlla che quella competenza compaia davvero negli annunci che ti interessano e che il corso te la insegni sul serio. Con il solo attestato, la distanza dal ruolo resta quella di prima.

Prima di candidarti, fai un giro sul mercato

Raccogli qualche offerta in linea con quello che cerchi e leggila con il CV accanto. Segnati cosa puoi dimostrare, cosa hai solo in parte, cosa ti manca e quali condizioni sono ancora da chiarire.

Poi, se ci riesci, parla con qualcuno che quel lavoro lo fa già. Chiedigli com’è una giornata tipo, cosa lo mette in difficoltà, che esperienze contano davvero. Mezz’ora di chiacchierata vale più di dieci annunci letti.

Alla fine avrai le idee più chiare su dove candidarti e su quali compromessi sei disposto ad accettare.

Con Evidence facciamo esattamente questo percorso insieme: rimettiamo in fila le competenze che hai costruito negli anni, le confrontiamo con il mercato e prepariamo una candidatura coerente con il lavoro che vuoi trovare. Se stai pensando di cambiare, possiamo partire da una chiacchierata.