Decine di candidature, qualche mail automatica di conferma e poi niente. Nessuna chiamata.
La prima reazione, di solito, è prendersela con il CV. A volte è davvero lui il problema. Ma negli anni in cui selezionavo commerciali e professionisti ho visto molto più spesso un’altra cosa: CV discreti mandati agli annunci sbagliati. Se cambi il documento senza guardare questo, rischi di rifare tutto e ritrovarti allo stesso punto.
Riprendi le ultime dieci candidature
Apri gli annunci a cui hai risposto e mettili accanto al CV che hai inviato. Per ognuno fatti quattro domande, con onestà:
- le attività principali che chiedono, le ho già fatte davvero?
- il livello di responsabilità è il mio, o è un gradino sopra?
- sede, trasferte, giorni in ufficio: mi stanno bene?
- chi apre il mio CV trova subito l’esperienza che serve, o deve andarla a cercare?
Attenzione alle parole che sembrano parlare di te. “Gestione clienti” può voler dire assistenza al telefono, vendita, ricerca di nuovi clienti o gestione di grandi account. Sono lavori diversissimi.
Se rileggendo ti accorgi che le dieci offerte sono molto lontane tra loro, forse il primo nodo da sciogliere è cosa stai cercando, prima ancora del CV.
Le prime righe dicono che lavoro fai?
Chi seleziona legge l’inizio del CV in pochi secondi. Da lì deve capire che lavoro fai, da quanto e con quali responsabilità.
“Professionista dinamico, orientato ai risultati, con ottime capacità relazionali.” L’ho letta tantissime volte e non mi ha mai detto niente di nessuno.
Funziona meglio qualcosa come “Commerciale B2B, seguo clienti industriali dalla trattativa allo sviluppo del portafoglio”. Purché sia vero, ovviamente.
Stesso discorso per le esperienze. “Gestione clienti e sviluppo commerciale” lascia a chi legge tutto il lavoro: quali clienti? Con quanta autonomia? Che tipo di trattative? Com’è andata?
E se non ho numeri?
Succede a molti, soprattutto in aziende dove i risultati non venivano misurati persona per persona. I numeri servono quando ci sono e sono affidabili. Se non li hai, racconta la responsabilità: con chi parlavi, quanto duravano le trattative, cosa decidevi tu, quali problemi toccava a te risolvere.
Una percentuale inventata si smonta alla prima domanda in colloquio, quindi meglio una descrizione precisa senza numeri.
Due minuti per controllare il file
Sembra banale, ma controlla telefono e mail, che i link si aprano e che il testo sia selezionabile (se il CV è una scansione, molti sistemi non riescono a leggerlo). Usa il formato che chiede il portale e ricontrolla i campi che si compilano da soli: capita che nel titolo professionale finisca il nome dell’azienda.
E sugli ATS: se non ti rispondono, non vuol dire per forza che un software ti ha scartato. Può succedere, ma le ragioni possono essere tante, compresa una posizione chiusa nel frattempo.
Quando fermarsi
Non esiste un numero magico di candidature oltre il quale il CV è sicuramente sbagliato. Ma se continui a mandarlo a offerte simili e non succede niente, fermati e rimetti insieme cosa cerchi, gli annunci a cui rispondi e come racconti la tua esperienza.
Cambiare template da solo non risolve. Un’esperienza raccontata male resta raccontata male anche con una grafica più bella.
Con Evidence partiamo da qui: scegliamo i ruoli su cui ha senso puntare e li raccontiamo nel CV a partire da quello che hai già fatto. Se vuoi capire dove si inceppa la tua ricerca, scrivimi.