Hai gestito persone, budget e progetti. Hai preso decisioni scomode e risposto di obiettivi pesanti. Poi apri il CV e ci trovi tre righe: “Gestione del team, definizione della strategia, monitoraggio dei risultati”.

Quelle tre righe possono descrivere il responsabile di un ufficio di cinque persone come il direttore di una rete nazionale. Chi legge non capisce quanto era grande la tua responsabilità, cosa decidevi tu e cosa hai ottenuto. E se non lo capisce dal CV, al colloquio rischi di non arrivarci.

Lo stesso titolo, lavori diversissimi

Quando sono stata io a dover scegliere i responsabili per le mie strutture, il titolo era l’ultima cosa che guardavo. “Sales Manager”, “Responsabile Operations”, “Direttore Commerciale” in ogni azienda vogliono dire una cosa diversa.

C’è chi coordina tre persone e chi una rete in tutta Italia. Chi eredita una funzione già rodata e chi la costruisce da zero. Chi ha un budget su cui decide e chi lo gestisce soltanto, con ogni scelta da far approvare.

Per ogni esperienza, quindi, fai capire il perimetro. Di solito bastano poche informazioni:

Metti quello che serve a capire il tuo livello, senza trasformare ogni esperienza in un organigramma.

Racconta cosa hai trovato e cosa hai cambiato

Un elenco di attività dice come passavi le giornate. Chi ti valuta per un ruolo da manager, però, vuole sapere che problemi hai affrontato.

Il team aveva risultati altalenanti? Nessuno sapeva bene chi dovesse fare cosa? Il commerciale si perdeva opportunità per strada? L’azienda doveva aprire un canale nuovo?

Parti da lì e poi racconta cosa hai fatto. “Gestione della rete vendita” lascia mille domande aperte. Se è andata così, scrivi piuttosto che hai ridisegnato le zone, assegnato obiettivi nuovi e introdotto un punto periodico sulle trattative in corso. Già da questo si vede come lavori e cosa hai deciso tu.

Un numero senza contesto vale poco

“Fatturato +20%” si nota subito. Poi però chi legge si chiede: in quanto tempo? Su quale mercato? Partendo da dove?

E soprattutto, quanto è merito tuo. La crescita può venire da clienti nuovi, da un aumento dei prezzi, da un’acquisizione o dal lavoro di più reparti insieme. Puoi benissimo riportare un risultato di squadra spiegando qual era la tua parte. Il dato resta forte anche senza prenderti tutto il merito, anzi in colloquio ti rende più credibile.

Prima di scrivere un numero chiediti a cosa si riferisce esattamente, da dove l’hai preso, quanto dipende da te e se puoi renderlo pubblico. Se non te lo ricordi bene, recuperalo oppure descrivi il risultato in un modo che sai sostenere. Una percentuale “a occhio” diventa imbarazzante quando qualcuno ti chiede di spiegarla.

Se i numeri non ci sono

Molti interventi manageriali non producono un risultato economico che si possa isolare. Magari hai avviato una funzione, chiarito chi era responsabile di cosa, messo in piedi una procedura o accompagnato una riorganizzazione delicata.

In questi casi racconta cosa è cambiato. Cosa prima non si faceva e dopo sì, quale problema hai tolto di mezzo, quale processo hai reso operativo.

“Ho migliorato l’efficienza” lo scrivono in tanti. Se spieghi su quale processo sei intervenuto e cosa è successo dopo, chi legge può farsi un’idea precisa anche senza percentuali.

Dai più spazio a quello che serve per il prossimo ruolo

Nella carriera di un manager ci sono progetti molto diversi, e nel CV non devono pesare tutti allo stesso modo.

Se punti a una direzione commerciale, approfondisci sviluppo del mercato, gestione della rete, trattative e responsabilità sui risultati. Se invece guardi a un ruolo più operativo, contano di più organizzazione, processi, tempi e coordinamento tra reparti.

I fatti e i titoli restano quelli reali. Cambia solo quanto approfondisci ciascuna parte. E le esperienze più lontane si possono riassumere: il tuo primo lavoro non deve occupare più spazio di quello che fai oggi.

Le prime righe

“Leader visionario, orientato ai risultati, capace di guidare il cambiamento.” Sono tutti aggettivi su di te, e nessuno dice che lavoro fai.

In apertura metti la funzione in cui hai lavorato, i contesti che conosci e il tipo di responsabilità che hai avuto. Se hai diretto il commerciale di PMI, scrivilo. Se hai coordinato strutture internazionali o aperto mercati nuovi, fallo vedere subito, a patto di poterlo dimostrare.

Chi legge, in poche righe, deve trovare un motivo per andare avanti.

L’ultimo controllo: immagina il colloquio

Prima di inviare il CV rileggi responsabilità e risultati come se avessi davanti chi ti deve selezionare.

Se ti chiedesse “Come ci è riuscito?”, sapresti raccontare le decisioni prese, le difficoltà, il tuo ruolo? Se ti domandasse “Quante persone riportavano direttamente a lei?”, la risposta tornerebbe con quello che hai scritto?

Questo esercizio fa venire a galla due tipi di frasi: quelle troppo vaghe e quelle che promettono più di quanto puoi dimostrare. Vanno sistemate entrambe.

Con Evidence ricostruiamo insieme responsabilità, decisioni e risultati e li mettiamo in un CV pensato per il ruolo che vuoi ricoprire. Se sei a un passaggio importante della tua carriera, sentiamoci.