Il colloquio è fissato. Rileggi l’annuncio e sai di aver fatto buona parte di quello che chiedono. Poi provi a raccontarlo ad alta voce e parti da lontanissimo, aggiungi dettagli, giri intorno al punto senza arrivarci.

Capita soprattutto a chi ha alle spalle tanti progetti e responsabilità diverse. Di cose da dire ne hai fin troppe. Il lavoro vero è scegliere quelle che servono a chi ti sta ascoltando.

Ho fatto tanti colloqui per scegliere le persone dei miei team, e la differenza tra due candidati con esperienze simili l’ho vista quasi sempre qui: uno arrivava al punto, l’altro si perdeva nella premessa.

Leggi l’annuncio come se fosse una lista di domande

Se cercano qualcuno che coordini un team, è probabile che ti chiedano come distribuisci il lavoro, cosa fai quando qualcuno non raggiunge gli obiettivi, come gestisci un conflitto. Se il ruolo prevede sviluppo commerciale, aspettati domande su clienti, trattative, priorità e numeri.

L’annuncio non ti dice tutto, ma ti fa capire su quali responsabilità vorranno scavare. Per ognuna cerca un episodio della tua esperienza. Se non lo trovi, segnatelo: dovrai capire quanto pesa in quel ruolo e come rispondere senza attribuirti cose che non hai fatto.

Bastano quattro o cinque episodi

Non serve una storia pronta per ogni domanda possibile. Un buon episodio, raccontato bene, risponde a più domande.

Scegli situazioni diverse tra loro. Una decisione difficile, un problema che hai risolto, un risultato che ti ha dato soddisfazione, un confronto complicato con qualcuno. E anche una cosa andata storta, perché quella domanda arriva quasi sempre.

Per ognuna appuntati il contesto, qual era la tua responsabilità, cosa hai fatto e com’è andata a finire. Appunti, non un discorso da imparare a memoria: ti servono a ricordare i fatti e a non perderti all’inizio.

Fai capire cosa hai deciso tu

“Abbiamo riorganizzato il team e migliorato i risultati.” Chi seleziona, sentendo questa frase, si chiede subito: e tu, in tutto questo, cosa hai fatto?

Hai visto il problema? Hai proposto la soluzione? Hai deciso chi faceva cosa? Hai seguito il cambiamento fino in fondo?

Puoi riconoscere il lavoro degli altri e allo stesso tempo essere preciso sulla tua parte. Per esempio, se è andata così: “Alcuni colleghi avevano un carico di clienti che non riuscivano a gestire. Ho confrontato portafogli e attività, ho portato una proposta di redistribuzione al mio responsabile e poi ho seguito il passaggio con il team.”

Una risposta così apre domande che ti fanno gioco: che criteri hai usato, chi ha fatto resistenza, come hai capito che funzionava.

Gli errori: meglio uno vero

Alla domanda sulla decisione sbagliata, il finto difetto (“sono troppo perfezionista”) è una risposta sprecata. È proprio lì che chi ti ascolta può capire come ragioni.

Pensa a una situazione reale di cui te la senti di parlare. Magari hai sottovalutato i tempi, hai delegato senza spiegare abbastanza, hai insistito su una strada che non stava funzionando. Racconta quando te ne sei accorto, cosa è successo e cosa hai cambiato.

Non tutti gli errori devono avere un lieto fine. Se il risultato è rimasto deludente, puoi dirlo e spiegare cosa faresti oggi in modo diverso. È molto più credibile.

Prima la risposta, poi il contesto

Se ti chiedono quante persone coordinavi, parti dal numero e dal tipo di coordinamento. Il contesto, se serve, viene dopo.

Se ti chiedono perché vuoi cambiare, di’ il motivo e cosa cerchi. Non c’è bisogno di ripercorrere la carriera dall’università.

Quando le risposte si allungano troppo, l’informazione che ti hanno chiesto finisce sepolta in mezzo. Mentre ti prepari, controlla se arrivi al punto o se chi ascolta deve andarselo a cercare.

Perché proprio questo ruolo?

“Cerco una nuova sfida” non spiega perché hai scelto quell’azienda e quella posizione.

Parti dalle responsabilità che ti attirano e collegale a quello che hai già fatto. Magari vuoi guidare una struttura più grande, sviluppare un mercato che conosci bene, prenderti per intero una responsabilità che oggi hai solo in parte.

E ripassa quello che sai dell’azienda. Dove le informazioni mancano, fanne una domanda invece di riempire i buchi con supposizioni.

Le domande da fare a loro

Per un ruolo di responsabilità devi capire cosa ti chiederanno e con quali mezzi. Alcune domande che aiutano:

Più che le risposte in sé, ascolta quanto sono concrete. Se gli obiettivi restano vaghi, chiedi un esempio. Meglio chiarire adesso che scoprire dopo tre mesi che si aspettavano tutt’altro.

Prova ad alta voce

Un episodio nella tua testa fila sempre. Quando lo racconti ti accorgi che usi sigle interne, salti un passaggio o arrivi al risultato senza spiegare come.

Registrati, oppure fatti aiutare da qualcuno che ti interrompa e ti chieda “in che senso?”. Alla fine controlla se si capiva la situazione, se si vedeva il tuo contributo e se hai risposto davvero alla domanda.

L’obiettivo è conoscere così bene i tuoi esempi da poterli usare con naturalezza anche quando la domanda arriva da un’angolazione che non avevi previsto.

Con Evidence prepariamo il colloquio partendo dall’annuncio e dalla tua esperienza, con una simulazione e un riscontro su risposte, esempi e domande da fare all’azienda. Se hai un colloquio in arrivo, scrivimi.